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Creation Cycles

Tipo di progetto

Performance, azione corporea e composizione temporanea

Data

Presentazione: 29 giugno 2024

Luogo

Palestrina (RM)

Creation Cycles è una performance di Barbara Polvora che indaga i processi ciclici di generazione, trasformazione e dissoluzione, assumendo la creazione e la distruzione come dinamiche inseparabili dell'esistenza.

Al centro dell'azione si colloca la costruzione di una grande figura circolare, riconducibile contemporaneamente alla forma di un'iride e alla struttura simbolica del mandala. L'immagine evoca una dimensione cosmica, nella quale il movimento della materia diventa metafora dei processi di nascita, trasformazione e scomparsa.

Struttura performativa

In uno spazio oscurato, attraverso una sequenza di gesti e movimenti scanditi da una composizione sonora, l'artista dispone progressivamente sul pavimento elementi modulari in cartoncino colorato.

L'accostamento dei singoli elementi genera una struttura radiale, caratterizzata dall'alternanza cromatica e dalla progressiva definizione di una forma circolare. Attraverso successive operazioni di composizione e scomposizione, l'immagine attraversa differenti configurazioni, rendendo visibile il continuo rapporto tra costruzione e dissoluzione.

Il ritmo dei movimenti non risponde soltanto a esigenze esecutive, ma costituisce una scelta formale dell'azione: suono e gesto concorrono a determinare la durata, la successione e la trasformazione dell'immagine.

Dimensione simbolica

Il riferimento all'iride stabilisce una continuità con la ricerca pittorica di Barbara Polvora, nella quale l'occhio ricorre come simbolo di attraversamento, soglia tra la realtà visibile e le dimensioni inesplorate dell'esistenza.

In Creation Cycles, questo elemento abbandona la condizione di immagine fissa per diventare una forma temporanea, prodotta e modificata dalla presenza fisica dell'artista.

La figura circolare assume così una duplice valenza: rappresentazione simbolica dell'universo e immagine instabile, sottoposta a un processo continuo di trasformazione.

L'opera non coincide con la composizione finale, ma con l'intero processo della sua apparizione e dissoluzione. Il pubblico assiste a una forma che si costituisce nel tempo e che, proprio attraverso il proprio mutamento, interroga il carattere transitorio di ogni esistenza.

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